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martedì 16 maggio 2017

SBOCCIARE


  


Questo fiore è sbocciato questa notte.
Ieri sera era piccolo e chiuso, come l'altro bocciolo.
Anche voi, piccoli e grandi nipoti,
siete sbocciati quasi all'improvviso!

Anche noi - "grandi adulti" preoccupati dalle pressioni di ogni giorno 
abbiamo dentro tutte queste possibilità, 
questa enormità di bellezza 
che sembra quasi impossibile riuscire a contenere.

Con le fragranze, la leggerezza, la delicatezza, la forza
di un fiore di maggio
che aspetta solo di poter fiorire.

Un giorno, all'improvviso.

Grazie.  


martedì 14 febbraio 2017

TORNARE alla VITA





Mattino presto, molto presto.
Le case sparse sul monte sono presenti con le loro luci notturne.
Una piazza con la luna, qualche finestra che si illumina.

Un uomo canticchia sotto la finestra, mentre - diligente - spazza con cura il selciato.
Si stupisce del mio saluto e continua nel suo lavoro.

Poi prende il carretto, alza la scopa come una bandiera
e sparisce dietro l'angolo.
La piazza resta un po' più vuota... Il bar è ancora chiuso.





Fra poco profumo di brioches, gente che chiacchiera.
E io posso stendere i panni nella corte, con la carrucola,
tra le mura dell'antica torre.


Questo è tornare alla vita.




giovedì 28 aprile 2016

QUANTA TERRA NEGLI OCCHI, QUANTA GENTE NEL CUORE...



Ho girato molto in questi ultimi mesi (Casentino, Oltrepò Pavese, Cascine Orsine, Potenza, Sassari, Nuoro, Siena... e fra poco Cagliari e Oristano). Mi chiedono spesso cosa ci guadagno a correre su e giù per l'Italia a fare corsi, con tutta l'energia che questo comporta sia in termini economici che fisici.
Rispondo con Saint-Exupery: "Ci guadagno - disse la volpe - il colore del grano" ...


E messaggi come questi, che non hanno prezzo:
"Grazie per essere stata la persona al posto giusto nel momento giusto della mia vita
sia per la tua storia che per i tuoi insegnamenti, un abbraccio".

Ciò che chiediamo di scrivere alle persone - alla fine del corso
è quello che ci viene immediatamente restituito tra sorrisi e diversi momenti di commozione.
Cosa PORTO VIA CON ME...



... il regalo più bello ...

GRAZIE, a tutti voi... che mi vedete una volta ogni tanto!
 ... e a chi con pazienza (tanta!) mi sta vicino tutti i giorni...


lunedì 30 marzo 2015

DOPO DOMENICA É LUNEDÍ




No, non perdetelo il tempo ragazzi, 
non è poi tanto quanto si crede; 
date anche molto a chi ve lo chiede, 
dopo domenica è lunedì. 
Vanno le nuvole coi giorni di ieri, 
guardale bene e saprai chi eri; 
lasciala andare la gioia che hai, 
un giorno forse la ritroverai. 

Camminano le ore, 
non si fermano i minuti; 
se ne va, 
è la vita che se ne va; 
se ne va, 
di domani nessuno lo sa. 
Dopo domenica è lunedì. 
No, non perdiamolo il tempo ragazzi, 
non è poi tanto quanto pensate; 
dopo l'inverno arriva l'estate 
e di domani nessuno lo sa. 
Camminano le ore, 
non si fermano i minuti; 
se ne va, 
è la vita che se va; 
se ne va, 
dura solo il tempo di un gioco; 
se ne va, 
non sprecatela in sogni da poco.
 Se ne va, 
di domani nessuno lo sa. 
Non si fermano i minuti, 
dopo domenica è lunedì. 


Camminano le ore 
ed il tempo se ne va; 
non si fermano i minuti, 
di domani nessuno lo sa. 
Dopo domenica è lunedì. 
No, non perdetelo il tempo ragazzi, 
non è poi tanto quanto si crede; 
non è da tutti catturare la vita, 
non disprezzate chi non ce la fa. 
Vanno le nuvole coi giorni di ieri, 
guardale bene e saprai chi eri; 
è così fragile la giovinezza, 
non consumatela nella tristezza. 
Dopo domenica è lunedì...







mercoledì 31 dicembre 2014

IL VENTO DEL MONDO RICREATO


Ho appena ricevuto questo messaggio di auguri dallo zio Chico: una delle riflessioni che da diversi anni, ogni fine anno, è solito scrivere. Mi piacerebbe farne una raccolta, e pubblicarle per rileggere con calma le sue note a volte pungenti, ma con un fondo di fiducia e speranza e con l'ironia sottile che mi ricorda il nonno Aurelio... Intanto, condivido questa, in una nevosa serata di fine anno, con i colori luminosi della vetrage di Padre Costantino Ruggeri.

Il Vento del Mondo Ricreato - padre Costantino Ruggeri

Pensieri in libertà,
come molecole leggerissime di Elio liberate dalla compressione,
in disordinata fuga dai limiti di spazio e di tempo, spesso anche dai limiti della logica comune...
 
e ora... -liberamente parafrasando poeti del XX°sec.-
viene la notte, e cambia ogni cosa. La Morte e la Vita non cambiano mai...
...il mondo, non si è fermato mai un momento, la notte segue sempre il giorno, ed il giorno verrà...
la Morte e la Vita non cambiano mai... 

Noi, briciole di microcosmo, assecondiamo i macro-bioritmi
senza averne coscienza,
solo attenti allo scendere e risalire dei piccoli gradini che incontriamo nel nostro piccolo quotidiano.
Ma... la Morte e la Vita non cambiano mai... 
la notte segue sempre il giorno, ed il giorno verrà... 

L’incertezza del macro-divenire
diventa motivo e coscienza di grande speranza e fiducia nel futuro.
A dispetto di chi ha assolute certezze nel micro-quotidiano... 

Mi convince a fedeltà verso l’intima modalità dell’ESSERE,
fedele alle mie convinzioni al di sopra di qualunque necessità dell’AVERE.
Fedele come il cane che ti dedica tutta la vita, dalla nascita alla morte.
Fedele come un ateo che cerca la Fede, fedele come il Dio dell’Alleanza.

Alla notte segue sempre il giorno,
ed il giorno verrà...

 
È la riflessione-augurio per il futuro del nostro micro-tempo quotidiano
che ci troveremo anche quest’anno a scalare

 
enrico casali, dicembre 2014

sabato 13 dicembre 2014

PENNA E PENNINO







13 dicembre, Santa Lucia!

Sui banchi di scuola c'era sempre un regalo, che segnava una tappa del nostro imparare: il quaderno con le righe sempre più piccole, di anno in anno; la penna col pennino, a sostituire la matita e il temperino; il calamaio nuovo; gli album "Roselline", quelli con i disegni su foglio quadrettato e le greche, e poi quelli più difficili, con i disegni su foglio bianco.

La penna stilografica arrivava come regalo per la comunione o la cresima (allora si facevano in seconda elementare), ma si usava soprattutto a casa, perché era impegnativa e costava troppo! A me ne avevano regalata una piccola, di madreperla, che mi è caduta dall'astuccio mentre tornavo da scuola con le amiche: ero sul Lungo Ticino, ricordo esattamente dove, perché alcuni bambini dietro a noi mi hanno chiamato per dirmi che avevo perso qualcosa, ma credevo ci prendessero in giro e non mi sono fermata!  Arrivata a casa mi sono accorta di non averla più e sono corsa fuori a cercarla... ma era troppo tardi. Ne ho avute altre, ma il piacere di scrivere a mano è sempre stato collegato alla penna col pennino e poi alla stilografica di madreperla.





In quarta o in quinta probabilmente è arrivata la biro, con tutti i suoi vantaggi... ma ancora adesso percepisco la differenza tra questi pezzetti di plastica e la varietà di sensazioni che sentivo allora nelle dita: il peso diverso della cannuccia di legno; lo spessore del pennino più o meno di qualità; l'inchiostro fluido quando era nuovo; il pennino che si rompeva sul fondo del calamaio quando intingevamo con un gesto troppo forte; la carta del quaderno che ogni tanto faceva un buco quando l'inchiostro era troppo.

Certo: ci voleva attenzione, e calma, e precisione nelle dita, e fluidità nel polso, e la schiena ben dritta, le mani morbide... per mettere in fila le lettere e le parole una dopo l'altra e per "trovarci gusto" nel rileggere.

D'altra parte, a cosa sarebbe servita la scuola, se non ci avesse insegnato queste cose?

Ancora oggi mi emoziona rivedere quello che scrivevo a 7 anni: continuo a sorridere del contenuto dettato dalla maestra, ma risento dentro ogni volta la soddisfazione di "averlo fatto io, lettera dopo lettera", in modo così preciso, rotondo e bello.



... e continuo a pensare che forse avevano ragione i vecchi a diffidare della penna biro e a ritenere

"che proprio questa fluidità fosse una delle cause del sospetto delle maestre: una scrittura troppo “facile” non impegnava il bambino a formare le lettere lentamente e una per volta e induceva a  scarabocchiare più che a scrivere."

In ogni caso, continuiamo a scrivere a mano e in corsivo: fa tanto bene a tutto e a tutti!

venerdì 31 gennaio 2014

LABORATORIO

Ieri sera mi sono addormentata con una serie di immagini e parole nella testa.

Prima di cena - rientrando da una girata sotto la neve in una Pavia infreddolita e magica - la prima cosa che ho notato nel buio della casa è stata la luce bianca del giardino davanti che entrava prepotente dal finestrone.

Normalmente di questa stagione chiudiamo le persiane appena fatto buio per evitare di disperdere il calore (piccolo accorgimento che per pigrizia pochissime persone adottano). Ma ieri sera, chiuse tutte le altre finestre, questo clima lunare dovevamo godercelo fino in fondo!

Poi ho trovato lo scatto che zio Paolo ha fatto ieri mattina, all'inizio della nevicata:

uno scatto geniale di Paolo Salvi (zio Paolo, insomma)

Ve lo regalo volentieri perché in un attimo mi ha fatto venire in mente un sacco di associazioni di idee:


  1. Come fanno le persone a vivere e lavorare senza guardar mai fuori dalla finestra? Lo sapete che oggi nelle aziende si lavora giornate intere in spazi senza finestre? e si fa formazione nei seminterrati? Lo sapete che in tutti i grandi alberghi che ospitano convegni e seminari (quando si dovrebbe stare più sereni per essere meglio concentrati) le sale sono rigorosamente con luce al neon e aria forzata?
  2. Come fanno i bambini curiosi a dare credibilità a un insegnante che considera più importante quello che sta spiegando, rispetto al miliardo di cose che potrebbe scoprire e condividere con la classe solo guardando insieme questo scorcio? Lo sapete, vero, che se un bambino guarda fuori mentre nevica o mentre cade una foglia o perché compare la prima rondine... accumula una serie di punti a suo sfavore, finendo presto nella lista dei bambini distratti e incapaci di concentrarsi da segnalare in consiglio di classe?
  3. il laboratorio della nonna Pina, la vera Bottega dell'Apprendista, quello che era l'ambiente ideale per i miei giochi e per le mie prime scoperte e ritrovo serale per la Guerra degli Spilli, era un continuo "fare" e osservare e imparare e chiacchierare di quel che succedeva dentro e fuori. Le mani andavano veloci ed esperte e gli occhi si muovevano rapidi tra la stoffa da tagliare, il modello da realizzare e un'occhiata al lavoro di tutte. Nella massima concentrazione, con risultati eccellenti.
  4. Questo specchio è un pezzo delle vecchie toilette che si usavano nelle case contadine fino a qualche decennio fa: io me le ricordo davvero nelle case delle "ragazze" che lavoravano dalla nonna Pina, che da piccola mi portavano la sera qualche volta a casa loro. Sotto, la cucina con il camino e la mamma di Mariuccia (Puccia Motta come la chiamo ancora io!) con le sue ciambelle da urlo che profumavano tutta la casa e salivano le scale che portavano alla camere dal pavimento di legno scricchiolante. La mia memoria "sensoriale e motoria" ha tutto impresso in modo indelebile: odori, rumori, paure, stupori, luci, ombre e movimenti.
Per anni ho avuto questi "pezzi di vita" nella mia piccola camera all'Ospitale, in Toscana, e poi alla Balzana, e poi qui a Pavia. E ora sul balcone, con una pianta, per "aprire lo sguardo" a chi è pronto a farlo.

Grazie zio Paolo, per avermelo riproposto con la tua "laboriosa" e geniale chiave di lettura!





"Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio."  (Pier Paolo Pasolini)


giovedì 19 dicembre 2013

SUGGESTIONI DI NATALE



Lievi suggestioni natalizie, che mi riportano ad altri Natali...

Presepe Nature: Pinkito e Margherita alle 3 di notte. Foto © La Balzana


PAVIA, abside di San Teodoro










... e soprattutto mi ricordano l'emozione del
"preparare" il Natale.
















Da ragazzina, almeno per tutte le elementari e forse anche le medie, i sabati pomeriggio di dicembre erano caratterizzati da una puntata a San Teodoro.

Immancabilmente anche oggi, ogni volta che passo da questo angolo rivivo le stesse sensazioni di allora: aria un po' cupa di nebbia, un pochino di paura (ci si arriva da una stradina piccola e sassosa, allora come ora poco illuminata) e battito del cuore appena accelerato, anche perché arrivavo spesso all'ultimo minuto e gli altri bambini erano già nella cripta per la funzione dell'Avvento.

Le luci e la musica che scappavano dalle finestrelle basse mi segnalavano che la preghiera stava iniziando. Il giorno di Natale, alla messa delle 9.30, arrivavo in genere con il cappotto nuovo che la nonna Pina mi aveva finito durante la notte, o comunque con un paio di calzettoni nuovi, o di guanti e cuffia da inaugurare.











Passare da San Teodoro ancora oggi mi ricorda l'intimità delle candele nella cripta dove si stava più caldi per la messa e la posizione esatta di dove mi andavo a sedere (diversa da quella delle Messe degli altri periodi dell'anno, quando avevo davanti le pecore che ancora oggi evocano il mio soprannome).


La mattina di Natale, prima della Messa, c'era il bagno e prima ancora - di buon mattino - la "finta" della sorpresa per i regali portati da Gesù Bambino (come capita a tutti i bambini, attorno ai 6-7 anni qualche amica dispettosa si era divertita a smontare il sogno, svelando la vera provenienza dei doni dal bagagliaio delle auto dei genitori e, a quei tempi, dalle borse nascoste per tempo negli armadi di casa).

Eppure era - e resta - sempre una gran sorpresa, perché anche se per tutti gli anni successivi mi son assunta il compito di "rinnovare" l'emozione preparando direttamente l'ambiente la sera della Vigilia - mi piace scoprire che "qualcuno" è passato dopo di me e ha aggiunto qualche piccola cosa (meglio se per me!)

Non ho foto di quei momenti. Allora solo lo zio Sergio aveva la macchina fotografica, e addirittura la cinepresa: ma quei momenti intimi tutti dedicati alla nostra famiglia erano "solo nostri". L'unica immagine che collego alla sera della Vigilia (per il richiamo angiolesco della situazione) è questa, di Giancarlo piccino con una buffissima camicia da notte della zia Alida.



Forse stava telefonando per sapere a che ora sarebbe arrivato GESÚ BAMBINO e poter preparare per tempo la CIOTOLINA con il latte tiepido per Lui e la CAROTINA per l'asinello (che la mattina dopo avremmo trovato puntualmente sgranocchiata con le dovute gocce di latte rimaste ancora sul pavimento insieme alla ciotola vuota).

E il rito delle SCARPE lucidate? A casa le pulivamo a turno io e i miei fratelli, ma mi pare che la sera di Natale ognuno si preoccupasse ben volentieri di lustrare le proprie per andarle a collocare il più in vista possibile in salotto ai piedi del divano, delle poltrone e dello specchio. Era il "segnaposto" inequivoco per indicare dove avrebbero dovuto essere appoggiati i regali che ti a-spettavano.

La mattina ovviamente ero la prima a svegliarmi all'alba (con gran disappunto di tutti gli altri della famiglia - più grandi - che conoscevano il copione e avrebbero solo voluto dormire ancora). Una rapidissima occhiata di nascosto ai vetri smerigliati del salotto (proibito entrare da soli!) e la meraviglia di vederlo tutto colorato di arancione, con un profumo di mandarini che passava da sotto la porta!!!

Era allora che cominciava il tormentone della sveglia a tutta la casa per accelerare il momento magico della scoperta, che andava fatta rigorosamente prima del bagno, della colazione e della Messa, anche perché ci si rivestiva per l'occasione con le nuove calze, magliette, mutande, camicie, cravatte e scarpe (quando andava di lusso).

Non ricordo bene se ognuno si fiondava nel proprio "angolo": non mi pare. Mi piace ricordare che tutti prima facevano il giro della stanza per guardare la scenografia preparata per tutti: le scatole impacchettate e infiocchettate piccole e grandi, il pacchetto morbido che nascondeva sicuro un maglioncino o una sciarpa, i mandarini a mucchietti sparsi, insieme alle noci, alle confezioni di datteri e fichi secchi, a qualche filo argentato e al tocco geniale di chi aveva predisposto la situazione.

Che bello poter aprire un pacchetto e condividerne lo stupore e la gioia con gli altri, che fanno la stessa cosa ma tenendo gli occhi aperti su ognuno di noi! che bello "tenerci dentro" questi momenti!!



BUON NATALE
insieme





sabato 7 dicembre 2013

IL FIUME e LA NEBBIA


Oggi, 7 dicembre 2013 (S. Ambrogio), splendida e "miracolosa" giornata di sole a Pavia e temperatura quasi primaverile: quello che ci voleva per facilitare la vita a noi "traslocatori quasi di professione", alle prese con un nuovo luminoso inizio.

Sì, perché 3 anni fa - più o meno di questi tempi - zio Paolo e io abbiamo inaugurato lo studio in queste condizioni:

E meno male che faceva "luce" il mio giaccone!

Fatto - manco a dirlo - dalla nonna Pina
con il famoso Panno del Casentino, la terra che mi ha "catturato e adottato" per 30 anni.

Una bella metafora per la mia vita, e per rispondere alla domanda che mi sento ripetere da qualche anno a questa parte: "Ma se hai vissuto 30 anni in Toscana in quel luogo da sogno, come hai fatto a tornare a Pavia?"

"È per colpa di quel fiume se io sono ancora qui..."


Certo il fiume è un pezzo grande della mia infanzia e della mia vita da liceale e universitaria. Ho abitato "sul Ticino" da quando avevo un anno fino all'adolescenza, e dalle vetrate della mia casa al terzo piano - proprio a metà tra i due ponti - il fiume è stato il mio sfondo emotivo e cromatico.

Paride il barcaiolo; le regate in canoa e i motoscafi del raid Pavia-Venezia; il mio primo (e unico) giro sul motoscafo rosso della signorina Ollano; le prime passeggiate  all'inizio di ogni primavera con i bambini piccoli (le cuginette appena nate quando io avevo 5 anni, e i miei nipotini quando ne avevo 15); i marciapiedi del viale su cui - di giorno - correvo con i pattini a rotelle vinti con i formaggini rischiando di capottarmi sui "foruncoli" provocati dal catrame in ebollizione e dalle radici degli alberi; gli stessi marciapiedi che - di notte - si popolavano di signore a cui non riuscivo a dare un'identità.

E la poesia che ho scritto a 10 anni guardando il tramonto, quando ho usato - per descriverne i colori - le diciture dei pastelli che mi avevano appena regalato:

Verde cupo dei boschi,
violetto rosato,
garanza rosa,
arancione e giallo,
bianco grigiastro
e azzurro verde e turchino.

Voi dominate sul ponte
al tramonto del sole.
Vi riflettete, o colori,
sul mio bel Ticino.

Pavia, 21 novembre 1965


Solo oggi mi sono levata lo sfizio di cercare su Google quella parola che non avevo (e non avrei) mai sentito da nessuno, e che per questi 48 anni mi è tornata in mente a ogni tramonto, insieme alla certezza di averla letta sul pastello e al dubbio di essermela inventata:
Lacca di Garanza Rosa

I ricordi con le persone, potentissimi: il nonno Carlo e Petula Lita; le passeggiate al sole con Zia Tuci; i ricordi dell'attesa di Gabri (mio fratello) che stava a pescare per ore (con la nonna Pina e il nonno Aurelio non so se arrabbiati o preoccupati e io che stavo di guardia finché non lo vedevo arrivare col suo barcè); e per par condicio Chico (l'altro fratello) e il Cattagni, che nel 1967 (anno di introduzione dell'ora legale) si ostinavano a tenere l'orologio con l'ora solare per essere originali.... (collego questo episodio a un ricordo vivido di noi tre nel piazzale dove Paride tirava su le barche al pomeriggio); la riva dove ogni tanto andavo coi libri a studiare con Alida, mia sorella, e i punti esatti dove lei mi faceva le prime foto a colori nell'età in cui mi vergognavo di "mettermi in posa".

Le processioni bianche e dorate di maggio con l'abito della prima comunione e la candela in mano; le sfilate colorate delle matricole con i loro rumore di barattoli legati ai piedi; il Palio dell'Oca quando lo facevano in grande stile (viva Google! ho trovato un film LUCE dell'epoca - guarda caso - recuperato dal Cattagni di cui sopra):



Insomma... questo fiume... dove era destino tornassi anche per guarire ...
FA SEMPRE MIRACOLI!
e io nei MIRACOLI, riesco comunque a crederci.

(...)
Perchè in fondo il mare ha un lato
un solo lungo lato blu
e anche lo sguardo più allenato
non può vederne mai di più

mentre chi vive accanto a un fiume
anche se è grande come qui
vede benissimo il confine
e non può credere ai miracoli
(...)


lunedì 14 ottobre 2013

PETULA LITA


C'era una volta una bambina, bionda, paffuta, riccia riccia. La chiamavano Petula Lita.
Aveva due occhi seri, attenti, ma sorridenti.
Aveva 3 anni.
Petula Lita abitava in una casa con tante stanze, e due saloni con il pavimento bianco, di marmo. E la casa aveva un balcone, con i gerani e le petunie che quando ti avvicinavi per odorarle ti si attaccavano al naso con i loro petali morbidi, un po' pelosi.

Petula Lita era piccola, e non arrivava a fiutare le petunie e neanche a guardare il viale sotto casa, e il fiume proprio di fronte: allora prendeva uno sgabello, stava ben attenta a non sporgersi troppo, come le avevano insegnato, e si appoggiava alle cassette dei fiori, appese alla ringhiera, e guardava giù, nella strada... Qualche macchina lungo il viale, Paride il barcaiolo, e qualcuno che passava sotto gli alberi che si vedevano lontani, laggiù, dal 3° piano.

Ogni tanto passava il nonno: un nonno strano, con i baffoni, forse col cappello, il gilet e l'orologio da tasca. Ma passava lontano, laggiù, camminava guardando sempre a terra, davanti a sé. Petula Lita lo chiamava: nonno, nonno! Ma forse credeva di chiamarlo, ma non lo faceva perché le avevano insegnato a non urlare. E il nonno non la vedeva, o faceva finta di non vederla: non veniva mai in casa. Chissà, forse si vergognava. Chissà dove abitava lui: da uno zio? o forse all'ospedale?

Ma un giorno... Petula Lita!! Petula Lita!!
E' il nonno!!! E' qui! E' venuto a casa, mi sta chiamando!

Tieni, l'ho portato per te.
E il nonno dà a Petula Lita una cosa piccola piccola, dorata, che sa di tabacco, come le tasche del nonno, e come i suoi baffi, e le sue mani. Petula Lita la prende con due dita, la gira e rigira: è un bauletto, piccolo piccolo, ma c'è tutto, come quello che la mamma riempie di biancheria quando si va in montagna... C'è la maniglia, sopra, che si muove... e ha le borchie dorate e tra i profili di metallo le pareti sono di pelle, rossa, profumata, un po' di pelle e un po' di tabacco. Ed è morbida: Petula Lita passa l'indice lungo i bordi di metallo e sente i loro profili, rigidi, e - sotto - la pelle morbida, liscia, che a toccarla quasi sembra si stacchi e che il dito affondi dentro. Bisogna toccarla piano, delicatamente, se no si scolla.

E c'é la serratura. Si apre davvero! e anche dentro è morbido, ma è diverso: un po' più peloso, come le petunie quando si affonda il naso. Ma è bello: il coperchio è ricurvo e toccandolo da dentro si sente - sotto la pelle - il profilo delle parti metalliche esterne.

E richiuso sta in una mano, nella tasca del grembiulino bianco dell'asilo, nel cassetto, in un angolino.

E poi è magico: Petula Lita non sa dov'è il nonno, non ha ancora capito dove abita e perché non viene mai a casa. L'hanno portata in ospedale a trovarlo, ma non aveva il pigiama. Aveva il gilet, e l'orologio da tasca, e il cappello. E non era a letto. C'erano tante altre persone, tutti uomini come lui, che giravano e parlavano da soli.
Petula Lita prende il suo bauletto, lo accarezza, passa l'indice lungo i contorni delle parti metalliche. Lei riesce perché è piccola, e col ditino sente la pelle morbida, liscia, e vede il nonno, laggiù, sul viale, che passa, e questa volta guarda in su e la cerca, ma non sale in casa.

Petula Lita cresce, diventa grande, cambia casa: forse il suo bauletto era un po' consumato e qualcuno glielo ha buttato, o forse è semplicemente rimasto nella tasca di un grembiulino.

Eccone uno, in un sacchettino: qualcuno glielo ha regalato; chissà se lo ha fatto apposta o se è solo un caso?!

Ma non è rosso, non è magico, e non sa di tabacco.

10 maggio 1989







domenica 23 giugno 2013

ALTALENA


Mi piaceva molto l'altalena, di tutti i tipi: e non solo da piccola!
Anche oggi quando ne trovo una in qualche giardino
(e non c'è nessun bambino in giro che la reclama) mi ci diverto un sacco. Mi allenta i pensieri.

bella immagine tratta da Enzo Mari - L'Altalena



Tante volte però c'è qualcuno (e anche la nostra testa fa la sua parte)
che ci mette un carico un po' troppo pesante!
Allora per compensare - invece di alleggerire - capita che anche noi aumentiamo la dose.









In questo periodo invece ho imparato che più qualcuno cerca di "tirar giù" più è importante "andar su": è un meccanismo di reazione naturale, ma spesso il nostro cuore tende a sintonizzarsi sul battito cardiaco "incoerente" di chi tira in basso e ci vuole volontà per ritornare alla "coerenza" di un cuore regolare, calmo, positivo.

Volontà e buone e belle abitudini:


come quella di "andare in alto"
e di "guardare in alto"



giovedì 14 febbraio 2013

IL BRUCO E LA BRUCA dentro la mela, nemmeno tanto marcia


Rieccomi dopo tanti giorni, 
con questa iniezione di ENERGIA PURA ALTAMENTE RINNOVABILE!

Le musiche della Banda Improvvisa hanno accompagnato i giochi con i cavalli della Balzana per tanti anni: una delle più gettonate era IL BRUCO. Nell'intervista alla Banda (nel filmato sotto) ne avete qualche assaggio. E forse qualcuno di voi si ricorda di averci ballato su o di averci fatto tanto Brain Gym® : si prestano bene questi straordinari artisti che suonano dovunque, saltando e ballando come il loro maestro Orio Odori che mi ha sempre affascinato per il suo modo gioioso e movimentato di "far suonare" gli altri e smuovere nelle persone quello che di più vivace vitale e positivo c'è in loro!

Un'ottima colonna sonora per il nostro già magico paesaggio.










Dove questa era la quotidianità


Un pezzo di vita che è ancora VIVO dentro di noi, e dentro al cuore di centinaia e centinaia di persone che con noi lo hanno condiviso. E che qualche volta ci fa ancora un po' male. Ma piangere fa bene: attraverso le lacrime si smaltisce il cortisone... e ci si prepara a ridere e a godere ancora di più di tutto quello che ci rimane.

Grazie BANDA, per ridarci la carica anche in questo nuovo pezzo di strada!



mercoledì 9 gennaio 2013

SPERANZA



 quando si chiude una porta ... si apre un portone
(la casa del Luigi a Malesco)

SPERANZA

Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.

“Speranza a buon mercato!”
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.

E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.

Gianni Rodari



Filastrocche in Cielo e in Terra
Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere


martedì 8 gennaio 2013

CI SONO GIORNI ...



Ci sono dei giorni in cui si passano momenti di gioia, di serenita' e di tenerezza e poi, all'improvviso - per due parole dette nel posto sbagliato o nel modo sbagliato - ci si trova con uno stato d'animo di rabbia, impotenza e confusione.

Questo e' un giorno di quelli.

E allora, sapete che trucco ho trovato? mi sono fatta i Punti Positivi (quelli del Brain Gym che vado insegnando in giro), ho fatto un po' di respiri, ho preso in mano l'uncinetto per dieci minuti...e ho ripensato a quello che questa mattina mi aveva fatto bene.

Lo condivido qui con voi perche' magari vi fa bene in un qualche altro momento.


centorete: Vorrei che felicità...: Vorrei che felicità albergasse nei vostri cuori e riempisse il carretto che spingete nella vita Avanzando nel sole tra i colo...