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martedì 16 maggio 2017

SBOCCIARE


  


Questo fiore è sbocciato questa notte.
Ieri sera era piccolo e chiuso, come l'altro bocciolo.
Anche voi, piccoli e grandi nipoti,
siete sbocciati quasi all'improvviso!

Anche noi - "grandi adulti" preoccupati dalle pressioni di ogni giorno 
abbiamo dentro tutte queste possibilità, 
questa enormità di bellezza 
che sembra quasi impossibile riuscire a contenere.

Con le fragranze, la leggerezza, la delicatezza, la forza
di un fiore di maggio
che aspetta solo di poter fiorire.

Un giorno, all'improvviso.

Grazie.  


lunedì 29 dicembre 2014

I BISCOTTI SONO BISCOTTI

Il profumo che oggi inebria la casa - e il sapore che sento in bocca ancora prima di assaggiarli - mi riporta a più di 50 anni fa, quando Puccia Motta (alias Mariuccia) arrivava il lunedì con un sacchetto di carta pieno di ciambelle e biscotti per tutti.




Puccia Motta è nella nostra famiglia da sempre: veniva da ragazzina a imparare da Nonna Pina l'arte del far la sarta e aveva imparato davvero bene, perchè la nonna diceva con orgoglio che era la sua "première"!

Puccia Motta (come la chiamo io) mi ha visto nascere, nel vero senso della parola, e prima che io nascessi era in tutte le foto di famiglia e nelle foto di gruppo delle gite e delle vacanze.

La sua mamma (la nonna Virginia) era piccola e cicciotta, sempre sorridente: anzi di più! rideva proprio con gusto, quando Puccia Motta  mi portava la sera a casa sua a dormire, a Porana. Dalla porta di legno che dava sull'aia, si apriva la cucina con un grande tavolo dove la nonna Virginia era sempre a far da mangiare e a fianco c'era una scala che a me (di 3-4 anni) sembrava ripida e lunghissima e portava alle camere al piano di sopra. Ricordo il cigolio del legno quando si andava a nanna.

La domenica faceva dei biscotti speciali, di quelli che se ne poteva mangiare solo uno o due, perché "erano sostanziosi" si diceva in casa.

Ho voluto recuperare da Mariuccia la ricetta originale e - in effetti - non è delle più indicate oggi per chi volesse rispettare qualche buona norma alimentare... ma il risultato è assolutamente garantito! Anche per me che non ho mai fatto biscotti in vita mia.



500 gr di farina (sicuramente allora non si usava quella raffinata: anch'io li ho fatti con metà 0 e metà 2); 1 bustina di lievito per dolci (o cremortartaro, meglio ancora); 3 uova intere (una vola dell'aia, ora almeno biologiche!); 250 gr di zucchero (io ormai uso quello di canna); 250 gr di burro (quando ce vo', ce vo'), che si mette a pezzi, a temperatura ambiente e a poco a poco si scioglie mentre si fa l'impasto; un pizzico di sale, un cucchiaio d'olio, un bicchierino di rum (oggi ci ho messo il Vin Santo di famiglia!).






Una volta preparato il "barlòc", lo si lascia riposare in una zuppiera per una mezz'oretta coperto da un tovagliolo, e poi si preparano le "biscie" per fare le ciambelle o i biscotti lunghi. Mezz'ora in forno a 180° - 200° gradi (dipende dal forno) e ... resistere alla tentazione di farli fuori prima, durante e dopo la cottura!






E a chi suggerisce di diminuire il burro o mettere meno zucchero... suggerisco di cambiare ricetta:
i biscotti - per le mie papille - sono solo questi!

QUESTA E' LA FESTA

venerdì 31 gennaio 2014

LABORATORIO

Ieri sera mi sono addormentata con una serie di immagini e parole nella testa.

Prima di cena - rientrando da una girata sotto la neve in una Pavia infreddolita e magica - la prima cosa che ho notato nel buio della casa è stata la luce bianca del giardino davanti che entrava prepotente dal finestrone.

Normalmente di questa stagione chiudiamo le persiane appena fatto buio per evitare di disperdere il calore (piccolo accorgimento che per pigrizia pochissime persone adottano). Ma ieri sera, chiuse tutte le altre finestre, questo clima lunare dovevamo godercelo fino in fondo!

Poi ho trovato lo scatto che zio Paolo ha fatto ieri mattina, all'inizio della nevicata:

uno scatto geniale di Paolo Salvi (zio Paolo, insomma)

Ve lo regalo volentieri perché in un attimo mi ha fatto venire in mente un sacco di associazioni di idee:


  1. Come fanno le persone a vivere e lavorare senza guardar mai fuori dalla finestra? Lo sapete che oggi nelle aziende si lavora giornate intere in spazi senza finestre? e si fa formazione nei seminterrati? Lo sapete che in tutti i grandi alberghi che ospitano convegni e seminari (quando si dovrebbe stare più sereni per essere meglio concentrati) le sale sono rigorosamente con luce al neon e aria forzata?
  2. Come fanno i bambini curiosi a dare credibilità a un insegnante che considera più importante quello che sta spiegando, rispetto al miliardo di cose che potrebbe scoprire e condividere con la classe solo guardando insieme questo scorcio? Lo sapete, vero, che se un bambino guarda fuori mentre nevica o mentre cade una foglia o perché compare la prima rondine... accumula una serie di punti a suo sfavore, finendo presto nella lista dei bambini distratti e incapaci di concentrarsi da segnalare in consiglio di classe?
  3. il laboratorio della nonna Pina, la vera Bottega dell'Apprendista, quello che era l'ambiente ideale per i miei giochi e per le mie prime scoperte e ritrovo serale per la Guerra degli Spilli, era un continuo "fare" e osservare e imparare e chiacchierare di quel che succedeva dentro e fuori. Le mani andavano veloci ed esperte e gli occhi si muovevano rapidi tra la stoffa da tagliare, il modello da realizzare e un'occhiata al lavoro di tutte. Nella massima concentrazione, con risultati eccellenti.
  4. Questo specchio è un pezzo delle vecchie toilette che si usavano nelle case contadine fino a qualche decennio fa: io me le ricordo davvero nelle case delle "ragazze" che lavoravano dalla nonna Pina, che da piccola mi portavano la sera qualche volta a casa loro. Sotto, la cucina con il camino e la mamma di Mariuccia (Puccia Motta come la chiamo ancora io!) con le sue ciambelle da urlo che profumavano tutta la casa e salivano le scale che portavano alla camere dal pavimento di legno scricchiolante. La mia memoria "sensoriale e motoria" ha tutto impresso in modo indelebile: odori, rumori, paure, stupori, luci, ombre e movimenti.
Per anni ho avuto questi "pezzi di vita" nella mia piccola camera all'Ospitale, in Toscana, e poi alla Balzana, e poi qui a Pavia. E ora sul balcone, con una pianta, per "aprire lo sguardo" a chi è pronto a farlo.

Grazie zio Paolo, per avermelo riproposto con la tua "laboriosa" e geniale chiave di lettura!





"Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio."  (Pier Paolo Pasolini)