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lunedì 29 dicembre 2014

I BISCOTTI SONO BISCOTTI

Il profumo che oggi inebria la casa - e il sapore che sento in bocca ancora prima di assaggiarli - mi riporta a più di 50 anni fa, quando Puccia Motta (alias Mariuccia) arrivava il lunedì con un sacchetto di carta pieno di ciambelle e biscotti per tutti.




Puccia Motta è nella nostra famiglia da sempre: veniva da ragazzina a imparare da Nonna Pina l'arte del far la sarta e aveva imparato davvero bene, perchè la nonna diceva con orgoglio che era la sua "première"!

Puccia Motta (come la chiamo io) mi ha visto nascere, nel vero senso della parola, e prima che io nascessi era in tutte le foto di famiglia e nelle foto di gruppo delle gite e delle vacanze.

La sua mamma (la nonna Virginia) era piccola e cicciotta, sempre sorridente: anzi di più! rideva proprio con gusto, quando Puccia Motta  mi portava la sera a casa sua a dormire, a Porana. Dalla porta di legno che dava sull'aia, si apriva la cucina con un grande tavolo dove la nonna Virginia era sempre a far da mangiare e a fianco c'era una scala che a me (di 3-4 anni) sembrava ripida e lunghissima e portava alle camere al piano di sopra. Ricordo il cigolio del legno quando si andava a nanna.

La domenica faceva dei biscotti speciali, di quelli che se ne poteva mangiare solo uno o due, perché "erano sostanziosi" si diceva in casa.

Ho voluto recuperare da Mariuccia la ricetta originale e - in effetti - non è delle più indicate oggi per chi volesse rispettare qualche buona norma alimentare... ma il risultato è assolutamente garantito! Anche per me che non ho mai fatto biscotti in vita mia.



500 gr di farina (sicuramente allora non si usava quella raffinata: anch'io li ho fatti con metà 0 e metà 2); 1 bustina di lievito per dolci (o cremortartaro, meglio ancora); 3 uova intere (una vola dell'aia, ora almeno biologiche!); 250 gr di zucchero (io ormai uso quello di canna); 250 gr di burro (quando ce vo', ce vo'), che si mette a pezzi, a temperatura ambiente e a poco a poco si scioglie mentre si fa l'impasto; un pizzico di sale, un cucchiaio d'olio, un bicchierino di rum (oggi ci ho messo il Vin Santo di famiglia!).






Una volta preparato il "barlòc", lo si lascia riposare in una zuppiera per una mezz'oretta coperto da un tovagliolo, e poi si preparano le "biscie" per fare le ciambelle o i biscotti lunghi. Mezz'ora in forno a 180° - 200° gradi (dipende dal forno) e ... resistere alla tentazione di farli fuori prima, durante e dopo la cottura!






E a chi suggerisce di diminuire il burro o mettere meno zucchero... suggerisco di cambiare ricetta:
i biscotti - per le mie papille - sono solo questi!

QUESTA E' LA FESTA

martedì 8 aprile 2014

8 APRILE, LE PICCOLE GRANDI ABITUDINI

8 aprile 1979: un viaggio interminabile da Firenze a Pavia con la mia 127 azzurro metallizzato.

Neanche una sosta. Arrivo a casa in 2 ore e 45 minuti, record. La nonna Pina aveva cercato di rintracciarmi la mattina segnalando ai carabinieri la targa della mia macchina: non c'erano i cellulari e la nonna aveva la buona abitudine di segnare sempre le targhe delle auto con cui ci spostavamo "perché non si sa mai". Voleva dirmi che il nonno Aurelio (che - prima di essere vostro nonno - era solo il mio papà!) era stato ancora male ed ora era in ospedale, e questa volta era un po' peggio delle altre.


Non ho fatto in tempo a salutarlo, e forse è per questo che da allora per tantissimi anni ho sentito il bisogno di essere sempre reperibile dovunque e a qualsiasi ora.

Inevitabilmente l'8 aprile, da 35 anni, il ricordo vola appena sveglia sulla colazione che il nonno Aurelio mi ha preparato tutti i santi giorni dall'asilo al giorno della laurea: la cremina del caffelatte versato sopra l'uovo sbattuto con lo zucchero e il pane raffermo inzuppato. Risento nettamente il gusto e la carica di energia al solo pensiero!

E in rapida successione, quando mi accompagnava all'asilo, insieme ad Angela e Luisa, le mie compagne, col cestino dove la mamma aveva messo il "riscaldo" con le carote che mi piacevano.

Non conosceva la musica, ma al pianoforte di casa (quello su cui la Lauretta - la nostra cugina che ora fa concerti in tutto il mondo - ha suonato le prime note) accompagnava regolarmente "a orecchio" i nuovi pezzi di Sanremo dopo averli sentiti una sola volta. Questo suo talento, invidiabile per me così "dura d'orecchio" come dice zio Paolo, deve essergli arrivato dallo zio che il secolo prima si dilettava a scriver romanze, di cui abbiamo trovato i libretti a casa dello zio Ulisse (il fratello del nonno), anche lui appassionato di musica e gran suonatore di fisarmonica.

Salto a Malesco d'estate, il martedì - giorno di mercato: il susino giovane nel giardino stentava a crescere, ma all'improvviso lui ci chiamava orgoglioso per farci vedere che finalmente ... era pieno di pere: quelle che lui aveva trovato acerbe al mercato e aveva appeso una a una ai rami dell'albero per farle maturare al sole!

Le aveva queste uscite... e gli sarebbe piaciuta assai questa PREGHIERA di Tommaso Moro:


Dammi, o Signore, una buona digestione
e naturalmente anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo
con il buon umore necessario per mantenerla.

Dammi un'anima che non conosca la noia,
i brontolamenti, i sospiri, i lamenti
e fa' che io non mi crucci
per quella cosa troppo ingombrante
che si chiama "io".

Dammi il senso del ridicolo.
Donami la grazia di comprendere gli scherzi
affinché abbia nella vita un po' di gioia
e possa renderne partecipi anche gli altri.

Amen


Lo vedo sorridere... E finisco qui.


sabato 16 novembre 2013

PATATE E CIPOLLE

Quando ero piccola, uno dei vezzeggiativi più usati per rivolgersi ai bambini erano Patatin e Pataton (se il bambino in questione era bel cicciotto e pure un po' imbranato). Non ho mai sopportato seguire le mode... e così ho deciso a 5 anni che la nuova cuginetta l'avrei chiamata Cipolla, o Cipollina, o Cipo.

E così l'ho chiamata per un sacco di anni.

E a proposito di patate e cipolle, ve la ricordate la ricetta della Nonna Pina della PASTA CON LE PATATE E LE CIPOLLE? La faccio spesso in autunno e in inverno e ogni volta mi riporta ai vecchi tempi. Mi sembra doveroso ricordarvela, così riassaggiate i sapori della nonna...

Un po' d'olio in padella (la stessa che si usa per il risotto), una cipolla intera a pezzettini (o due se si è in quattro), quattro o cinque patate a pezzettini, un po' di sale grosso e far rosolare tutto finché le patate si appassiscono un pochino. Poi si aggiunge la pasta corta (l'ideale sono i ditalini rigati, quelli della pasta e fagioli), esattamente come per fare il risotto: si mescola rapidamente per farla insaporire e si aggiunge poco alla volta il brodo, fino a cottura.

Se ne avete messo troppo, la mangiate col cucchiaio come minestra in brodo; se era troppo poco e la pasta è cotta, la mangiate con la forchetta: buonissima in tutti i modi!

E siccome anche l'età avanzata ha i suoi vantaggi... ho scoperto nell'ultimo anno il gusto di stare ogni tanto ai fornelli (con gran soddisfazione di Paolo che mi vede in cucina invece che alla tastiera).

Clafoutis di mele e noci e crema di carote in itinere...

Non solo: 
mi era anche venuto in mente di fare la Pasta Madre per il pane
e per qualche giorno mi sono divertita un sacco a impastare e infornare...


Più che un pane... un tacchino!

Risultati non particolarmente eccezionali...
ma un sacco di soddisfazione e una tendinite trascinata per qualche mese.

In ogni caso, non vedo l'ora di allentare un po' di obblighi lavorativi e burocratici
per ritrovare il tempo e il gusto di
METTERE LE MANI IN PASTA !





giovedì 3 gennaio 2013

SPAGHETTI E FETTUCCINE



Eh sì! Pare che l'industria alimentare italiana abbia ridotto drasticamente la produzione di pasta lunga perché i bambini non sanno più usare la forchetta per arrotolarla! e pare anche che qualche buontempone abbia messo in produzione la "forchetta elettrica" che già compare su qualche tavola di ristorante.

Ma ci pensate che ridere tutto quel sugo spruzzato in giro dalla forchetta elettrica? Che spreco!!

A scopo preventivo, continuiamo a cucinar spaghetti e fettuccine... e soprattutto a mangiarceli. E siccome ora per un mese devo stare a dieta forzata, oggi me ne sono fatta un piattone: nei prossimi giorni, quando mangiate gli spaghetti, mandatemene un pochino per telefono!