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sabato 26 aprile 2014

IL SENSO DELLA VITA



Accade che ...


mentre fotografi un Iris, anzi...


... due Iris


dietro a un Castello che ha mille anni e odora di Dante
...

in un borgo in cui da troppo tempo
qualcuno si è dimenticato di abitare


in mezzo a un improbabile tripudio di roselline cinesi ...


... un signore che non vuole essere fotografato da vicino perché - dice - sono un contadino
ti inviti a curiosare dentro la sua cassetta della posta.



Tutto può succedere in un pomeriggio di fine aprile: il diluvio universale annunciato dalle previsioni si dimentica di annaffiarci; il sole decide di giocare tra le nuvole come sentivo raccontare dai libri delle elementari; una signora gentile ti apre inaspettatamente il Castello e ti fa entrare a scoprire tesori sepolti dalle pietre, vecchi mocassini indiani e sigilli dell'anno Mille tra uno "staccio" e un arcolaio.

E ti trovi a sedere nella stanza di Dante a rincorrere secoli e castelli, ricordando leggende e racconti, tra i Nani di Castagnaio e le memorie delle Novelle che ti viene ancora voglia di raccontare.














Mentre da milioni di anni ...


... minuscole gole di future capinere
si tendono come fiori a perpetuare la specie


... dentro nuove dimore.



Dove un contadino cortese, ancora capace di stupirsi, ti sa regalare il vero senso della vita.


giovedì 17 aprile 2014

GREMBIULI E GREMBIULINI


Illustrazione di Carlo Chiostri. La Regina racconta attorno al "canto" del fuoco
Clicca sul blog di Zio Paolo

centorete: Una Donna tra le Fate: Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono.  Perché i bambini lo sanno già.  Le favole dicono ai bambini che i draghi poss...

Visto il grembiulone di Nonna Regina, quella delle Novelle che vi raccontavo alla Balzana al "canto" del fuoco o di notte nei prati della Teresona?

Sulla rete gira, in versioni diverse, questo bel ricordo del "grembiule della nonna":

Le madri e le nonne portavano un grembiule sopra i loro vestiti per
proteggerli poiché avevano pochi vestiti di ricambio.

Infatti, era molto più facile lavare un grembiule quasi sempre in cotone
che un abito, una camicetta o una gonna, fatti di altri tessuti.


Il principale uso del grembiule della nonna era di proteggere il vestito ma oltre a ciò:
  • Serviva da guanto per togliere dal forno un piatto caldo, prima dell'invenzione dei "guanti da forno".
  • Era meraviglioso per asciugare le lacrime dei bambini e, in certe occasioni, per pulire i musi sporchi.
  • Nel pollaio, il grembiule serviva per trasportare le uova, i pulcini da rianimare, e a volte le uova semichiuse, che la mamma metteva in un forno tiepido per facilitarne la schiusa.
  • Quando arrivavano delle visite, il grembiule serviva da nascondiglio ai bambini timidi, da cui l'espressione "nascondersi fra le sottane della nonna".
  • Quando era fresco, la mamma lo rialzava per  coprirsi le braccia e le spalle.
  • Quando era caldo e cucinava davanti alla stufa a legna, vi si asciugava il sudore della fronte.
  • Il vecchio grembiule serviva anche da soffietto, e lo agitava sul fuoco per ravvivarlo.
  • Serviva pure per trasportare le patate e la legna in cucina.
  • Poi nell'orto, era il cesto per varie verdure; dopo la raccolta dei piselli venivano i cavoli. A  fine stagione era utilizzato per raccogliere le mele cadute dall'albero.
  • Quando c'era qualche visita improvvisa, era sorprendente vedere con quale rapidità il vecchio grembiule serviva a spolverare.
  • All'ora del pasto, la nonna andava sulla scalinata del balcone ad agitare il suo grembiule, era segno che il pranzo era pronto, e gli uomini nei campi sapevano che dovevano venire a tavola.
  • La nonna lo utilizzava anche per togliere la torta di mele dal forno e posarla sul bordo della finestra per farla raffreddare; adesso la sua nipotina fa lo stesso: la mette lì ma per scongelarla.... Altri tempi, altre abitudini!
Ci vorranno molti e lunghi anni prima che qualcuno inventi un indumento
che possa competere con il buon vecchio grembiule utile per tante cose.

PERICOLO ?
Oggi si impazzirebbe al solo pensiero della quantità di microbi che potevano
accumularsi sul grembiule in una giornata!

IN REALTA'
la sola cosa che i bambini dell'epoca possono aver preso al contatto con il
grembiule della nonna, era l'amore!

Un po' retorico, ma... io mi ricordo veramente della Nonnina di Malesco (la mamma della signora Olimpia) che mi sembrava vecchissima e aveva sempre un grembiule davanti, qualsiasi cosa facesse.

Era uno di quei grembiuli che ancora si vedono indossare nelle feste di paese, come in questa bellissima serata in una corte della Val Vigezzo, la Valle dei Pittori dove tutti noi abbiamo passato estati ed estati:

A Malesco, tra vino e runditt


Mi ricordo anche che per Carnevale la nonna Pina mi faceva sempre il vestito da contadinella, a volte corto a volte lungo fino alle caviglie, con la camicetta dalle maniche a sbuffo e sempre col grembiule bianco davanti (ho trovato belle foto delle recite che facevo in prima elementare! prima o poi le inserisco qui...) col pizzo di Sangallo.

Ma per me "il grembiulino" era quello bianco dell'asilo, con la tasca dove Petula Lita teneva stretto il bauletto che sapeva di tabacco. E il grembiulino dell'estate, con cui andavo a passeggio orgogliosa di avere una mamma che me li faceva così belli!






domenica 15 settembre 2013

C'ERA UNA VOLTA ... nella SOCIETA' del FARE


"Una dolce aria primaverile faceva crescere a occhiate il grano nel podere di Farneta, e rivestiva di fiori gli alberi e i prati. Le speranze nella raccolta erano grandissime, e i Marcucci lavoravano instancabilmente per aiutare l'opera benefica della natura. Essi avevano già seminato i fagioli, le zucche, i piselli e le fave, e avevan tolto dai solchi del grano tutte le erbacce, affinché quello crescesse rigoglioso e desse spighe più granite.

Le donne, e la Vezzosa specialmente, trapiantavano le insalate, i cavoli, le erbe aromatiche, e facevano nascere i bachi da seta, ora che i gelsi mettevan le foglie, e non sarebbe mancato ai preziosi produttori della seta il loro naturale alimento.

Tutti erano in faccende: gli uomini non tornavano a desinare a casa altro che la domenica, perché c'era anche da legar le viti sui pioppi, e ogni pianta aveva bisogno dell'opera del contadino.

La massaia non aveva braccia abbastanza per preparare da mangiare per tutti e pensare ai suoi figlioli; le altre dovevano fare il bucato, il pane, e rassettare vestiti e biancheria. Anche i bimbi lavoravano: chi portava via i sassi dai fossi e dai campi, chi conduceva i maiali a pascolare nel bosco, chi faceva l'erba per le bestie e accompagnava i viaggiatori col trapelo fino al pian dell'Antenne, sotto Camaldoli."


La Zia Popa, in versione "nonna Regina",  legge "Le Novelle della Nonna" di Emma Perodi