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venerdì 12 agosto 2016

ON THE ROAD



Ero pronta, eri pronto:
Qualcuno ci ha fatti incontrare
su una strada sassosa.

Ma c'era la luna rossa, grande,
e il sole di luglio alle 6 di mattina,
tra bambini e cavalli,
per il nostro buongiorno.

Notti e giorni e notti
e settimane e mesi e anni;
inverni dopo inverni
estati dopo estati
con inevitabili fatiche
e ancor più gioie condivise.

Stupori, dolori, strappi;
ritrovamenti di case e lavori.

E soprattutto
RITROVAMENTI DI VITA
e salute e preghiera.

Ringraziando il Cielo
e Chi lo abita,
SI-AMO QUI, oggi,
su questa nuova strada
in salita, in discesa.
Non importa.

GRAZIE.

17 luglio 2013
Candidi come le colombe, prudenti come i serpenti

mercoledì 31 dicembre 2014

IL VENTO DEL MONDO RICREATO


Ho appena ricevuto questo messaggio di auguri dallo zio Chico: una delle riflessioni che da diversi anni, ogni fine anno, è solito scrivere. Mi piacerebbe farne una raccolta, e pubblicarle per rileggere con calma le sue note a volte pungenti, ma con un fondo di fiducia e speranza e con l'ironia sottile che mi ricorda il nonno Aurelio... Intanto, condivido questa, in una nevosa serata di fine anno, con i colori luminosi della vetrage di Padre Costantino Ruggeri.

Il Vento del Mondo Ricreato - padre Costantino Ruggeri

Pensieri in libertà,
come molecole leggerissime di Elio liberate dalla compressione,
in disordinata fuga dai limiti di spazio e di tempo, spesso anche dai limiti della logica comune...
 
e ora... -liberamente parafrasando poeti del XX°sec.-
viene la notte, e cambia ogni cosa. La Morte e la Vita non cambiano mai...
...il mondo, non si è fermato mai un momento, la notte segue sempre il giorno, ed il giorno verrà...
la Morte e la Vita non cambiano mai... 

Noi, briciole di microcosmo, assecondiamo i macro-bioritmi
senza averne coscienza,
solo attenti allo scendere e risalire dei piccoli gradini che incontriamo nel nostro piccolo quotidiano.
Ma... la Morte e la Vita non cambiano mai... 
la notte segue sempre il giorno, ed il giorno verrà... 

L’incertezza del macro-divenire
diventa motivo e coscienza di grande speranza e fiducia nel futuro.
A dispetto di chi ha assolute certezze nel micro-quotidiano... 

Mi convince a fedeltà verso l’intima modalità dell’ESSERE,
fedele alle mie convinzioni al di sopra di qualunque necessità dell’AVERE.
Fedele come il cane che ti dedica tutta la vita, dalla nascita alla morte.
Fedele come un ateo che cerca la Fede, fedele come il Dio dell’Alleanza.

Alla notte segue sempre il giorno,
ed il giorno verrà...

 
È la riflessione-augurio per il futuro del nostro micro-tempo quotidiano
che ci troveremo anche quest’anno a scalare

 
enrico casali, dicembre 2014

domenica 14 dicembre 2014

BIANCHE BARCHE DAL LENTO ONDEGGIARE



Ecco uscito dai cassetti della memoria e dai vecchi fogli del diario, questo scritto della zia Alida (quindicenne o giù di lì, che si firmava Le Ali sul giornale della scuola): mi risuona intenso ogni volta che passo da Ticino, e lievemente profetico. 




Dietro il vostro danzare
leggero a fior d'acqua
si perde il mio stanco pensiero,
bianche barche dal lento ondeggiare;
e vi guardo sperduta dal lido
sognando quel dolce cullare.

Com'è lungi da voi
questo vano lottare,
com'è ardito quel volo d'azzurro
che vi culla leggere e ondulanti
sui bianchi marosi sonanti.
Ed è bello il sereno abbandono
con cui vi affidate
all'onda per cui siete nate.

Il più pallido raggio di sole
vi basta per farvi brillare.
E' dolce il cammino nel sole,
ma troppo lesto scompare
e l'ombra di un buio destino
oscura il mio incerto cammino.

Alida Casali, 1957 (?)
(Le Ali)



domenica 16 novembre 2014

VORREI CHE FELICITÀ ...






Vorrei che felicità albergasse
nei vostri cuori
e riempisse il carretto
che spingete nella vita

Avanzando nel sole
tra i colori dei fiori
sentendo nella notte
il profumo delle stelle

Affidando l'odio a parole lontane
Vivendo la rabbia che è giusto sentire
Cercando l'amore che abbiamo già dentro
Donando l'amore "se vale la pena"

Scambiando soltanto parole sincere.

Maria Paola


martedì 8 aprile 2014

8 APRILE, LE PICCOLE GRANDI ABITUDINI

8 aprile 1979: un viaggio interminabile da Firenze a Pavia con la mia 127 azzurro metallizzato.

Neanche una sosta. Arrivo a casa in 2 ore e 45 minuti, record. La nonna Pina aveva cercato di rintracciarmi la mattina segnalando ai carabinieri la targa della mia macchina: non c'erano i cellulari e la nonna aveva la buona abitudine di segnare sempre le targhe delle auto con cui ci spostavamo "perché non si sa mai". Voleva dirmi che il nonno Aurelio (che - prima di essere vostro nonno - era solo il mio papà!) era stato ancora male ed ora era in ospedale, e questa volta era un po' peggio delle altre.


Non ho fatto in tempo a salutarlo, e forse è per questo che da allora per tantissimi anni ho sentito il bisogno di essere sempre reperibile dovunque e a qualsiasi ora.

Inevitabilmente l'8 aprile, da 35 anni, il ricordo vola appena sveglia sulla colazione che il nonno Aurelio mi ha preparato tutti i santi giorni dall'asilo al giorno della laurea: la cremina del caffelatte versato sopra l'uovo sbattuto con lo zucchero e il pane raffermo inzuppato. Risento nettamente il gusto e la carica di energia al solo pensiero!

E in rapida successione, quando mi accompagnava all'asilo, insieme ad Angela e Luisa, le mie compagne, col cestino dove la mamma aveva messo il "riscaldo" con le carote che mi piacevano.

Non conosceva la musica, ma al pianoforte di casa (quello su cui la Lauretta - la nostra cugina che ora fa concerti in tutto il mondo - ha suonato le prime note) accompagnava regolarmente "a orecchio" i nuovi pezzi di Sanremo dopo averli sentiti una sola volta. Questo suo talento, invidiabile per me così "dura d'orecchio" come dice zio Paolo, deve essergli arrivato dallo zio che il secolo prima si dilettava a scriver romanze, di cui abbiamo trovato i libretti a casa dello zio Ulisse (il fratello del nonno), anche lui appassionato di musica e gran suonatore di fisarmonica.

Salto a Malesco d'estate, il martedì - giorno di mercato: il susino giovane nel giardino stentava a crescere, ma all'improvviso lui ci chiamava orgoglioso per farci vedere che finalmente ... era pieno di pere: quelle che lui aveva trovato acerbe al mercato e aveva appeso una a una ai rami dell'albero per farle maturare al sole!

Le aveva queste uscite... e gli sarebbe piaciuta assai questa PREGHIERA di Tommaso Moro:


Dammi, o Signore, una buona digestione
e naturalmente anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo
con il buon umore necessario per mantenerla.

Dammi un'anima che non conosca la noia,
i brontolamenti, i sospiri, i lamenti
e fa' che io non mi crucci
per quella cosa troppo ingombrante
che si chiama "io".

Dammi il senso del ridicolo.
Donami la grazia di comprendere gli scherzi
affinché abbia nella vita un po' di gioia
e possa renderne partecipi anche gli altri.

Amen


Lo vedo sorridere... E finisco qui.


venerdì 21 marzo 2014

LÍ DOVE SI VA A PASSEGGIO - per un "leggere lento"

Pavia, in surplace - foto © mpaola casali 2014
Amavo andare a lavorare in treno perché potevo leggere: la Nonna Pina quando ero ragazza mi trovava sempre mille cose da fare e riuscivo a gustarmi un libro solo quando lei faceva il suo riposino pomeridiano (15 minuti spaccati, poi ripartiva più ingazzurrita di prima). 

Ho sempre invidiato chi riesce a cuor leggero a "staccare" e immergersi durante il giorno in un libro che non sia un testo dell'Università e naturalmente ho sviluppato (con pochissimo successo) tutte le strategie per farlo, sentendomi in vacanza a ogni minima riuscita in tal senso. 

Non mi piacciono i trucchi per la "lettura veloce": è una contraddizione, perché leggere richiede un forte impegno anche del nostro emisfero sinistro, quello che ci dice di "mettere le cose in fila una dopo l'altra"con calma, oltre che attivare l'emisfero destro che ci permette di "fare rapidamente il clic", di capire il senso di tutte quelle parole sul rigo.

Insomma, leggere vuol dire godersi un pezzo, e ri-goderselo se è il caso: con un libro si può; con il post di Facebook è un po' più difficile perché quando trovi qualche spunto interessante è già stato ampiamente scavalcato da annunci di diete e richieste di "lavoretti per le scuole sulla primavera" (odiosa e demenziale la mania dei lavoretti a tema! senza anima, se non il compiacimento dell'insegnante che vede il "prodotto finito" invece di cogliere la delicatezza della elaborazione visiva olfattiva tattile motoria del bambino che scopre qualcosa).

Stupirsi - foto © paolo salvi 2014


Così ho deciso di regalarvi un pezzo che ho letto nei giorni scorsi nel libro di Moni Ovadia, L'ebreo che ride. E' una poesia che dovete aver la pazienza di leggere fino in fondo, perché forse ci fa venir voglia di ...


Moshe Nadir, Dort vu m'gheit shpatsim (Lì dove si va a passeggio), 1996

Una terra dove non si va a passeggio, dove non si beve vino
la terra dell'acciaio, del ferro, la terra della tecnologia,
la terra dove un uomo che sputa più lontano degli altri
viene dichiarato campione e lo si porta in palmo di mano.
Ho nostalgia di casa
lì si va a passeggiare con una religiosa puntualità
lì piange tutta la cittadina quando un uomo muore
o parte per l'America
e lì gioisce tutta la cittadina quando qualcuno si sposa
o vince la lotteria.
Là i fiori sono piccini e non hanno nome e i boschi sono grandi
e l'amore è quieto e pieno del colore del sangue.
Lì, quando gli orti sono colmi di frutta, in quell'epoca
la gente aspetta fino a quando il sole cala e va a passeggiare.
Non c'è granché da mangiare
pane e miele per i bambini, latte per gli adulti
ma tutti vanno a passeggio
e ogni passo è una grande arte, una scienza.
Lì la vita ha stile e pace e preziosità, e c'è così tanto tempo libero, la gente fa il bagno quando vuole.
Lì quando un signore si leva il cappello davanti a una signora,
lo fa in modo così dolce e lento che si può leggere la marca
e il numero del cappello.
Lì perfino gli anziani ebrei hassidim, religiosi,
passeggiano verso il pozzo, con in mano la giara
e con il sogno dell'acqua fresca disegnato sui volti luminosi.
Ho ancora nostalgia della terra dove andare a passeggio
è un'arte e non un lavoro.
Ho nostalgia dei suoi tetti bassi e dei suoi cieli alti,
mi manca quella terra di fango, di neve e di polvere
che è così tanto più soffice della terra della pietra e del ferro.
Sto rientrando a casa da una passeggiata al Central Park.
Le persone mi guardano come si guarda uno straniero
perché cammino lentamente, serio e con un bastone.



N.B. La Nonna Pina, che aveva fatto le elementari negli anni '20 ma aveva imparato assai nella sua lunga vita e nelle sue esperienze che definirei a pieno titolo "socio-educative", ha scoperto il tempo e il piacere di leggere (e di scrivere) dopo i 70 anni. E fino alle 4 di notte si è divorata tutto quello che aveva a che fare con psichiatria e antipsichiatria, da Basaglia a Petrella, dalle esperienze delle comunità aperte agli esorcismi e agli studi sugli alberi genealogici, passando da Freud e da Jung, dalle storie vere ai saggi degli specialisti, dai romanzi alle erbe di Mességué.

Qualche volta andava anche a passeggio, per il gusto di andarci.

Luci a Pavia - foto © mpaola casali 2014